
IMPARARE LE LINGUE STRANIERE A SCUOLA:
UNA RICERCA SULLE CONVINZIONI E GLI ATTEGGIAMENTI DEGLI STUDENTI
N.B. Una versione ridotta di questo contributo è apparsa in
Luciano Mariani
"The great enemy of the truth
is very often not the lie
- deliberate, contrived, and
dishonest -
but the myth - persistent, persuasive,
and unrealistic." [1]
John F. Kennedy
In questo contributo vorrei riferire i risultati di parte di una ricerca condotta in scuole secondarie di secondo grado sulle convinzioni e gli atteggiamenti degli studenti nei confronti dell’apprendimento e dell’insegnamento delle lingue straniere a scuola. Dopo aver brevemente ricordato la natura delle convinzioni e il loro ruolo nei processi di apprendimento, descriverò a grandi linee il progetto, ne riporterò alcuni risultati significativi, e concluderò con una discussione di questi risultati allo scopo di trarne alcune essenziali implicazioni pedagogiche.
Le
convinzioni e gli atteggiamenti a scuola
Richards (1994: 5) definisce le convinzioni
come “gli atteggiamenti, i valori, le teorie e le supposizioni riguardo all’insegnamento
e all’apprendimento che gli insegnanti si costruiscono nel tempo e che portano
con sé in classe”, ma la stessa definizione potrebbe essere applicata anche
alle convinzioni degli studenti. Variamente definite anche come teorie
implicite, culture dell’apprendimento e dell’insegnamento, sistemi
rappresentazionali, credenze epistemologiche, ed altro ancora, le convinzioni
sono costrutti cognitivi che riguardano ciò che la persona sa (o crede di
sapere) sui vari aspetti dell’apprendimento: sull’oggetto dello studio (nel
nostro caso, la lingua come sistema, come comunicazione e nei suoi rapporti con la cultura), sui
processi di apprendimento/insegnamento (compresi, ad esempio, i compiti, le
strategie, i ruoli di insegnante e studente) e su se stessi in quanto discenti
o docenti (cioè sulle caratteristiche della propria personalità che influiscono
sui processi).
Ma le convinzioni non sono emotivamente
neutre: si accompagnano anzi con reazioni di tipo affettivo (di piacere o
dispiacere, di accettazione o rifiuto) e
a giudizi o valutazioni (reazioni di accordo o disaccordo, di approvazione o
disapprovazione). E’ proprio questa carica affettiva che trasforma le
convinzioni in quanto costrutti cognitivi in atteggiamenti, non a caso definiti
come “motivazioni apprese, convinzioni fornite di valore, risposte orientate
verso l’approccio o l’evitamento” (Wenden 1991:52). In questo senso, è lecito
considerare la gestione delle convinzioni e degli atteggiamenti come parte di quella competenza
esistenziale che il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le
Lingue (QCER)(2002) identifica come una delle competenze generali di chi
apprende ed usa una lingua.
La ricerca ha ampiamente dimostrato che convinzioni e atteggiamenti condizionano in modo cruciale le intenzioni, le decisioni e i comportamenti [2]. Spesso, convinzioni conflittuali tra insegnanti e studenti e tra studenti e studenti sono all’origine di malintesi e mancate convergenze su obiettivi, metodologie e valutazione del lavoro. Il fatto che le convinzioni profonde siano per lo più implicite, spesso inconsapevoli, e raramente discusse rende ancora più difficile da comprendere e gestire questo “lato nascosto della competenza”. Proprio la necessità di portare allo scoperto questi aspetti e di farne materia di riflessione e di discussione tra studenti e insegnanti ha costituito la motivazione principale della ricerca di cui riferisco in questo contributo.
Finalità
del sondaggio
Il sondaggio qui descritto [3]
intendeva esplorare le convinzioni e gli atteggiamenti di studenti di istituti
secondari di secondo grado nei confronti dell’apprendimento delle lingue
straniere a scuola. Più specificamente, i quesiti di base che intendeva affrontare
erano due:
·
quali
sono le convinzioni degli studenti nei riguardi di alcuni aspetti cruciali
dell’apprendimento delle lingue in contesto scolastico?
·
ci sono
differenze tra le convinzioni possedute dagli studenti di licei e quelle
possedute dagli studenti di istituti tecnici e professionali?
I
risultati del sondaggio sono stati utilizzati, in primo luogo, dagli insegnanti
di singole classi, che se ne sono avvalsi con i loro studenti come occasione di
riflessione e discussione individuale e di gruppo, e, in secondo luogo, per
ottenere un quadro statistico, sia pure limitato al campione preso in
considerazione, delle convinzioni e degli atteggiamenti degli studenti. E’
questo quadro statistico che forma l’oggetto del presente contributo.
Partecipanti
I partecipanti sono stati 832 studenti che nel loro curricolo scolastico studiano una o più lingue straniere (inglese, francese, tedesco e spagnolo) in 12 istituti secondari di secondo grado (6 licei e 6 istituti tecnici e professionali) situati in cittadine medio-piccole del Nord Italia. Il sondaggio è stato condotto dalla prima alla quinta classe, con livelli di competenza linguistica iniziale (nella prima classe) “post-elementare” (Livello A2 del QCER) per l’inglese, e “principianti” per tutte le altre lingue, e un livello di competenza linguistica terminale (nella quinta classe) “post-intermedio” (Livello B2/C1 del QCER) per l’inglese.
Metodo
Agli studenti è stato proposto un questionario
[4] (riportato in Appendice), comprendente 10 domande a risposta multipla
centrate su alcuni aspetti particolari dell’apprendimento delle lingue
straniere in contesto scolastico, e più precisamente:
· l’importanza dell’attitudine nell’apprendimento delle lingue (domanda n. 1);
· i ruoli dell’insegnante e dello studente nell’apprendimento a scuola (domande n. 2-3-4);
· l’impatto del plurilinguismo, cioè dello studio contemporaneo di più lingue (domanda n. 5);
· il carattere sociale o individuale dell’apprendimento (domanda n. 6);
· il rapporto tra correttezza linguistica e fluenza comunicativa (domanda n. 7);
· il significato degli errori e il loro trattamento (domande n. 8-9);
· la possibilità e il valore dell’(auto)valutazione (domanda n. 10).
Era possibile una sola risposta tra quelle proposte, tranne che per le domande n. 3 e 4, dove si chiedeva la scelta di tre risposte possibili; le risposte erano anonime. Prima della somministrazione, l’insegnante
· ha presentato brevemente le motivazioni e lo scopo del sondaggio;
· ne ha sottolineato il carattere di pura indagine (non valutativo);
· ha incoraggiato la massima libertà di espressione, chiarendo che non esistevano risposte giuste o sbagliate;
· ha risposto ad eventuali domande solo per chiarire difficoltà di interpretazione;
· ha chiarito l’uso che sarebbe stato fatto delle risposte: ad esempio, le modalità con cui si sarebbero riportati i risultati alla classe.
Risultati
Domanda n. 1: Pensi che per imparare bene una lingua straniera si debba “essere portati”?

La maggioranza degli studenti ritiene
l’attitudine
importante, ma all’interno di una gamma di fattori più vasta (ad esempio, la
motivazione o l’impegno). Tuttavia, ci sono variazioni considerevoli tra i due
tipi di scuole: ad esempio, nelle prime classi, questa posizione è condivisa
dal 77,7% degli studenti liceali ma solo dal 48,5% degli studenti degli
istituti tecnici e professionali (d’ora in poi: ITP); anche nelle quinte classi
i valori sono rispettivamente del 69,5% e del 46,2%. Parallelamente, la
posizione estrema (“No, chiunque può imparare bene una lingua straniera”)
registra un picco del 36,8% nelle prime classi ITP, ma questo valore diminuisce
nel tempo (si riduce già al 16% nelle seconde classi e al 10,5% nelle terze
classi). Analogamente, nelle quinte classi ITP il 38,5% ritiene che “chi ha
un’attitudine ottiene risultati migliori di chi non ce l’ha”, a fronte di un
22% nei licei.
Domanda n. 2:
Secondo te, chi è più responsabile di un
buon apprendimento, l’insegnante o lo studente?

La responsabilità è vista in generale come condivisa: le posizioni estreme sono limitate (solo tra il 5% e il 7% degli studenti ITP ritiene l’insegnante responsabile in modo esclusivo), ma le posizioni rimangono comunque diversificate all’interno di tutte le classi sulla responsabilità relativa di insegnante e studente. In particolare, la scelta della responsabilità maggiore dell’insegnante aumenta, per gli studenti liceali, dalla prima classe (15%) alla seconda (25%) alla terza (40%), per poi attestarsi sul 35% in quarta e in quinta. Gli studenti ITP fanno invece questa scelta nella misura del 25,8% nella prima classe e del 37,2% in seconda, valore che viene poi sostanzialmente mantenuto nelle classi successive. La scelta della responsabilità maggiore dello studente diminuisce nei licei dalla prima alla terza classe, negli ITP dalla prima alla quarta classe; aumenta, in entrambi i tipi di scuola, nel passaggio alla quinta classe.
Domanda n.3: Che ruolo dovrebbe avere l’insegnante?

I ruoli in
assoluto più scelti dagli studenti liceali sono: l’insegnamento
degli aspetti formali della lingua straniera (ma con forti differenze tra le
classi: un aumento consistente dal 37% nella prima classe al 65% in quarta, con
un decremento al 41,7% in quinta), il creare interesse e favorire la
partecipazione (con valori piuttosto stabili, attorno al 70%) e lo stimolare
gli studenti all’uso della lingua straniera (con valori molto stabili sul 62%).
Anche i ruoli in assoluto più scelti dagli studenti ITP sono l’insegnamento
degli aspetti formali (con picchi del 51% e del 49% rispettivamente nella terza
e nella quinta classe) e il creare interesse e favorire la partecipazione (con
valori piuttosto stabili, intorno al 65% con un picco del 79% in quarta).
I ruoli in
assoluto meno scelti nei licei sono il valutare i risultati degli
studenti e l’insegnare un metodo di studio; anche il decidere i materiali e le
attività da far svolgere agli studenti e l’aiutarli a identificare problemi
raccolgono adesioni limitate. Anche negli ITP i ruoli in assoluto meno
scelti sono il valutare i risultati degli studenti (con un decremento
costante dalla prima alla quinta classe), il decidere i materiali e le
attività, e l’insegnare un metodo di studio.
Tuttavia, a fronte
di queste scelte assolute abbastanza omogenee, ci sono differenze
significative nei valori relativi, cioè nel confronto tra i due tipi di
scuola: ad esempio, l’insegnamento degli aspetti formali è favorito nei licei
rispetto agli ITP (con punte del 63,8% e 65% nelle classi terze e quarte dei
licei rispetto al 51% e al 38,5% nelle corrispondenti classi ITP); la stessa
preferenza relativa è segnalata per il correggere gli errori e il fornire un
buon modello della lingua straniera. Anche per quanto riguarda lo stimolare gli
studenti ad usare la lingua, mentre i valori si mantengono sostanzialmente
stabili nei licei (attorno al 60%), negli ITP la scelta aumenta dal 29,5% in
prima, al 37% in seconda e al 56,2% in terza, ma scende al 51% in quarta e al
48,7% in quinta, con valori comunque decisamente inferiori rispetto ai licei.
Al contrario, i
ruoli più scelti negli ITP rispetto ai licei sono il decidere i materiali e le
attività, il valutare i risultati degli studenti (ma con un decremento costante
nel tempo, dal 17,5% nelle classi prime al 3,5% nelle classi quinte),
l’insegnare un metodo di studio (con punte del 31,7% e 34,5% nelle prime due
classi) e l’aiutare gli studenti a risolvere eventuali problemi (con valori
oscillanti tra il 37% in prima e il 43,5% in quinta, rispetto al 26,7% e 16,2%
nelle corrispondenti classi liceali).
Domanda n.4: Che ruolo dovrebbe avere lo studente?

I ruoli in
assoluto più scelti dagli studenti dei licei sono lo studiare con
regolarità e impegno (con valori piuttosto stabili nel tempo, attorno al 55%),
e il cercare di usare la lingua straniera il più possibile (con valori
altalenanti nel tempo: dal 57,8% e 62,4% in seconda e quarta al 41% in quinta).
Anche negli ITP l’impegno nello studio è il primo ruolo in assoluto più
scelto (e con valori più alti rispetto ai licei, con punte del 70,2% e del
66,7% rispettivamente in prima e in terza), seguito però da ruoli diversi: il
prestare attenzione in classe e lo sfruttare i propri punti di forza
migliorando gli aspetti deboli (con valori sempre superiori al 40% e un picco
del 49% in quinta, con l’eccezione del un 30,7% in seconda).
Il ruolo in
assoluto meno scelto nei licei è il valutare i propri risultati, il
seguire le indicazioni degli insegnanti (con valori decrescenti dalla prima
alla quinta classe), e il diventare consapevole delle proprie preferenze e
strategie (con valori attorno al 20% e un picco del 30% in terza).
Sorprendentemente, i ruoli in assoluto meno scelti negli ITP sono
gli stessi, ma mentre le percentuali rimangono trascurabili per il valutare i
propri risultati in entrambi i tipi di scuola, i valori sono generalmente più
alti per gli altri due ruoli negli ITP: il seguire le indicazioni degli insegnanti,
ad esempio, raccoglie preferenze che vanno dal 32,2% in prima al 18,2% in
quinta negli ITP rispetto al 17,3% e 6,5% nelle corrispondenti classi liceali.
Quanto ai valori relativi,
ossia nel confronto tra i due tipi di scuola, i ruoli più scelti nei licei
rispetto agli ITP sono il fare molta pratica con le strutture (specialmente
nella prima e nella quarta classe) e il cercare di usare la lingua il più possibile
(con valori sempre molto alti, e con picchi del 57,8% in seconda e del 62,4% in
quarta). Ruoli completamente diversi sono scelti dagli studenti ITP rispetto ai
loro colleghi liceali: lo studiare con impegno (ma solo nelle prime tre classi,
e con punte del 70, 2% e del 66,7% rispettivamente in prima e in terza), il
prestare attenzione in classe e il seguire le indicazioni degli insegnanti (con
un decremento costante in entrambi i tipi di scuola, dalla prima alla quinta
classe).
Domanda n. 5: Pensi che studiare più lingue contemporaneamente aiuti oppure ostacoli l’apprendimento? (Fig. 2)

Praticamente in
tutte le classi la scelta della maggioranza degli studenti è per un valore
neutro o negativo dello studiare più lingue. Tuttavia ci sono differenze
significative tra i due tipi di scuola: la convinzione che lo studio di più
lingue ostacoli l’apprendimento è di gran lunga più forte negli ITP (con punte
del 65% e del 54,8% rispettivamente nella seconda e nella terza classe), mentre
la convinzione che non ci sia nessuna influenza è più forte nei licei (con
punte del 47% e del 41,2% rispettivamente nella prima e quarta classe: si noti
lo stesso andamento altalenante in entrambi i tipi di scuola).
Significativo è
anche il divario rispetto alla convinzione che, invece, lo studio di più lingue
aiuti l’apprendimento: la convinzione è sempre più forte nei licei rispetto
agli ITP. Inoltre, mentre i valori nei licei aumentano dalla prima alla terza
classe (in cui si registra un picco del 50,2%), diminuiscono in quarta per poi
riprendere quota in quinta, negli ITP l’andamento nelle prime tre classi è
opposto (con un picco negativo del 16,7% in terza), per poi riprendersi in
quarta e mantenersi stabile in quinta.
Domanda n. 6: Secondo
te si impara meglio e più in fretta una lingua straniera studiando da soli o
con altri?

Mentre la scelta
centrale (“In vari modi a seconda dell’attività”) è la favorita in tutte le
classi dei licei (con una punta del 57% nella terza classe), negli ITP la metà
degli studenti fa questa scelta solo in quarta e in quinta. Le scelte estreme
(“da soli” e “in gruppo”) raccolgono adesioni tutto sommato limitate, raramente
superiori al 10% e con picchi negativi dell’1,4% nella quarta classe dei licei
e del 3,8% nella seconda classe degli ITP. Si tratta nel complesso di posizioni
molto variegate: ad esempio, la scelta “a classe intera, insieme
all’insegnante”è maggiore nelle classi seconda e terza degli ITP rispetto ai
licei, mentre la scelta “con altri, ma a coppie o piccolissimi gruppi” è sempre
maggiore negli ITP, con valori attorno al 30%
nelle prime tre classi.
Domanda n. 7: Quando
uno studente dovrebbe cominciare ad usare attivamente la lingua che sta
imparando?

La scelta “il più presto possibile, ma tenendo conto del livello a cui si è arrivati” raccoglie alti consensi sia nei licei che negli ITP (con valori quasi mai inferiori al 40%), con un picco del 54,3% nella prima classe dei licei e del 49,2% nella seconda classe degli ITP. La scelta “subito, anche correndo il rischio di fare errori e di non capire o farsi capire” è sempre più favorita nei licei (con punte del 57% e del 49,5% rispettivamente in terza e in quinta), mentre negli ITP registra valori piuttosto stabili nel biennio (attorno al 23%) e nel triennio (attorno al 40%). Infine, la scelta “solo dopo che si è costruita una buona base di grammatica, di vocabolario e di pronuncia” raccoglie sempre più consensi negli ITP, sia pure con una diminuzione costante dalla prima (39,5%) alla quinta classe (20,3%).
Domanda n. 8: Quando si fanno degli
errori, che cosa vuol dire?

Le due scelte che
considerano gli errori come prova “del proprio fallimento” o “del fatto che non
si è studiato abbastanza” registrano valori trascurabili. La scelta favorita in
entrambi i tipi di scuola è relativa all’inevitabilità degli errori
nell’apprendimento, con punte molto alte e crescenti nel tempo (con valori medi
attorno al 60%). La scelta che considera la necessità di “esercitarsi e fare una
revisione” segue lo stesso andamento nei licei e negli ITP, con valori medi
attorno al 30% e con punte del 42% e del 38,5% nella terza liceo e del 39,2%
nella prima ITP.
Domanda n. 9: Gli
errori dovrebbero essere corretti dall’insegnante?

La scelta
prevalente, sia nei licei che negli ITP, è per modalità diverse di correzione a
seconda dei casi, ma con valori decisamente maggiori nei licei, dove si
registra un aumento progressivo (con la sola eccezione della classe terza) dal
60% della prima al 73,8% della quinta. Un andamento contrario si rileva invece
negli ITP, dove i valori scendono dal 55,2% della prima classe al 40,5 della
quarta, con un recupero in quinta (59,7%). Significativo comunque è il dato
sulla responsabilità esclusiva dell’insegnante, che è più sentita negli ITP, ma
con valori decrescenti dalla seconda (42,5%) alla quinta classe (30,3%), mentre
nei licei la percentuale rimane abbastanza stabile, attorno al 20%. La semplice
segnalazione degli errori allo studente è più scelta negli ITP, con punte del
26,2% e del 24,2% rispettivamente in prima e in quarta.
Domanda n. 10: Pensi che
una persona possa capire da sola se e quanto ha imparato?

La scelta in
assoluto dominante in entrambi i tipi di scuola è per il confronto del proprio
giudizio con quello di altri, ma con valori in ogni caso maggiori nei licei. In
entrambi i tipi di scuola si registra lo stesso andamento altalenante: dal
71,7% (licei) e 59% (ITP) in prima, dopo una diminuzione in seconda si registra
un aumento in terza (rispettivamente all’84,2% e al 66,8%), una nuova
diminuzione in quarta e un picco assoluto in quinta (rispettivamente all’86,6%
e all’80,7%). Notevoli sono le percentuali degli studenti che
ritengono che “basti riflettere sui propri risultati man mano che procede il
lavoro”: in tutte le classi (tranne che in seconda) i valori sono più alti
negli ITP rispetto ai licei, con picchi del 29% nella seconda liceo e del 30,5%
e 36,8% rispettivamente nella prima e nella quarta classe ITP. In entrambi i
tipi di scuola è piuttosto netto il rifiuto di una valutazione riservata solo
all’insegnante o basata soltanto sui risultati di verifiche ed esami (le prime
due scelte).
Discussione e implicazioni pedagogiche
Data la
limitatezza, sia quantitativa che di estensione geografica e socioeconomica,
del campione preso in esame, ritengo che i risultati di questo sondaggio si
prestino, più che a conclusioni assolute, ad alcune considerazioni relative ma
comunque importanti per l’apprendimento/insegnamento delle lingue straniere a
scuola, e ad altrettante implicazioni pedagogiche di rilievo.
A. Eterogeneità e differenze individuali. La prima
considerazione che emerge dall’analisi, sia dei dati relativi a singole classi,
sia dei dati del campione statistico, è una conferma dell’eterogeneità di
ogni contesto di apprendimento, ossia la presenza di differenze individuali
che inducono alla massima cautela nell’interpretazione dei dati e invitano a
diffidare di qualsiasi generalizzazione. In particolare, anche di fronte a
convinzioni statisticamente maggioritarie in un gruppo (e a maggior ragione se
ci si riferisce a singole classi), non può essere ignorata la gamma di
posizioni presente nel gruppo stesso: ad esempio, se la grande maggioranza
degli studenti propende, come si è visto, per l’importanza di vari fattori,
oltre all’attitudine [5], nell’apprendimento di una lingua straniera, non si può
ignorare il fatto che nel triennio degli ITP circa un terzo degli studenti
ritiene che “chi ha un’attitudine ottiene risultati migliori di chi non ce
l’ha”. Analogamente, di fronte alla convinzione diffusa che insegnante e
studente siano responsabili entrambi, e nella stessa misura, di un buon
apprendimento, rimane comunque il dato che nel triennio dei licei e in tutte le
classi degli ITP (tranne la prima) tra il 35% e il 40% degli studenti ritiene
responsabile soprattutto l’insegnante. Allo stesso modo, i valori non
trascurabili relativi a chi ritiene che gli errori debbano essere corretti
sempre e subito dall’insegnante temperano in modo rilevante la
convinzione, pur maggioritaria, che gli errori debbano essere corretti
dall’insegnante ma in modo diverso a seconda dei casi. In altre parole, se,
come spesso si dichiara, non si vuole rinunciare a puntare a processi di
individualizzazione e personalizzazione, non si può ignorare che la realtà che
si ha di fronte è sempre composita e richiede dunque un’analisi accurata e a
tutto campo delle differenze negli individui e nei gruppi.
Una volta
individuate le posizioni prevalenti all’interno di una classe rispetto ad un
dato aspetto dell’apprendimento/insegnamento, gli interventi che l’insegnante
mette in atto con la sua didattica quotidiana potrebbero così essere preceduti
e/o accompagnati da un’esplicitazione e condivisione dei criteri e dei principi
metodologici e didattici che possono aiutare gli studenti a mettere in
discussione e riesaminare criticamente le proprie convinzioni. Ad esempio,
riguardo all’importanza che l’attitudine può rivestire nell’apprendimento linguistico, è cruciale sollevare e discutere
interrogativi come In che cosa consiste questa “attitudine”? Si possono
specificare meglio gli “altri fattori” che influenzano il successo?, facendo notare che l’attitudine linguistica non è unica e
indivisibile, ma si compone di vari aspetti, quali (a titolo indicativo) la capacità
di discriminazione fonetica, la memoria e la capacità di sistematizzare e di
trovare regolarità, con conseguenze importanti per lo sviluppo delle competenze,
rispettivamente, fonologica, lessicale e grammaticale – competenze rispetto
alle quali gli individui sono portatori di differenze e di punti di forza e di criticità.
Chiedendo agli studenti di trovare esempi di attività linguistiche in cui riescono
meglio o peggio, si può aprire la strada alla consapevolezza, da una parte, che
l’apprendimento linguistico si compone di competenze diversificate, sviluppabili
a livelli differenti anche in base alle proprie caratteristiche personali, e
dall’altra parte, che una migliore conoscenza delle proprie potenzialità può
aiutare a trovare le strategie più opportune sia per sfruttare a fondo i propri
punti di forza che per affrontare eventuali difficoltà.
B. Evoluzione nel tempo delle convinzioni. Una seconda
considerazione generale riguarda l’evoluzione nel tempo delle convinzioni,
ben visibile anche soltanto dando uno sguardo d’insieme ai grafici. Spesso
questa evoluzione non segue andamenti lineari, ma è soggetta a “progressi” e
“regressi” anche bruschi e non facilmente interpretabili – una ragione in più
per non dare nulla per scontato, e per considerare invece lo “sviluppo” o la
“maturazione”, sia a livello individuale che collettivo, come fenomeni
altamente complessi e a volte imprevedibili. Ad esempio, negli ITP la
convinzione che “chi ha un’attitudine ottiene risultati migliori” aumenta dal
12% in prima al 38,5% in quinta, con una corrispondente diminuzione della
convinzione alternativa (“chiunque può imparare una lingua”) dal 36,8%
all’11,5%. Si potrebbe essere tentati di affermare, sia pure con estrema
cautela, che il percorso scolastico in questi contesti tenda a rinforzare la
percezione dell’importanza di “essere portati per le lingue” – con le possibili
ricadute sul senso di autoefficacia personale, componente cruciale della
motivazione ad apprendere. Sempre parlando di evoluzione nel tempo, si
considerino anche gli andamenti altalenanti di alcune convinzioni, come ad
esempio, nei licei, la convinzione che lo studio di più lingue ostacoli
l’apprendimento: i valori quasi raddoppiano nel passaggio dalla prima alla
seconda classe (dal 20,7% al 39,8%), ponendo interrogativi interessanti su
quali fattori possano giocare un ruolo, in questo senso, nel passaggio dal
primo al secondo grado della scuola secondaria.
C. (Auto)valutazione e aspetti metacognitivi. Una terza
considerazione riguarda la percezione, da parte degli studenti, dei ruoli che
dovrebbero avere insegnante e studente. Sia nei licei che negli ITP colpisce il
fatto che tra i ruoli dell’insegnante meno scelti sembrano emergere aspetti
che potremmo definire “di processo” e legati ad un lavoro “metacognitivo”: il
valutare i risultati degli studenti, l’insegnare un metodo di studio e (nei
licei) l’aiutare gli studenti a identificare e risolvere eventuali problemi.
Parallelamente, anche due tra i ruoli dello studente meno scelti in
entrambi i tipi di scuola sono sulla stessa linea: il valutare i propri
risultati e il diventare consapevole delle proprie preferenze circa i modi di
imparare scoprendo così man mano le strategie per sé più efficaci.
Si tratta tuttavia di aspetti su cui occorre
riflettere con la massima cautela. Per quanto riguarda l’(auto)valutazione,
infatti, è risaputo che la scarsa consapevolezza della differenza tra una
valutazione sommativa (o dell’apprendimento) e una valutazione formativa
(o per l’apprendimento) e la relativa maggiore diffusione di pratiche
valutative del primo tipo, può portare a considerare questo processo come una
pura questione di verifiche formali, voti e giudizi. Inoltre, i risultati non
sono esenti da contraddizioni: ad esempio, sia nei licei che negli ITP, come si
è visto nella domanda n. 10, emerge un netto rifiuto di una valutazione
riservata solo all’insegnante o basata solo sui risultati di verifiche ed
esami; e notevoli sono anche le percentuali di studenti che pensano che “basti
riflettere sui propri risultati ma mano che procede il lavoro”.
Alcune
contraddizioni sono evidenti anche sul versante delle convinzioni circa gli
aspetti che abbiamo chiamato ”metacognitivi”: tra i ruoli dello studente, ad
esempio, lo “sfruttare i propri punti di forza e cercare di migliorare gli
aspetti in cui si è più deboli” raccoglie, negli ITP, valori piuttosto elevati,
in contrasto, come si è visto, con aspetti almeno in parte strettamente
correlati, come la scarsa considerazione riservata all’autovalutazione e, sia
pure in misura minore, al “diventare consapevole delle proprie preferenze e
strategie”. Si tratta, in definitiva, di aspetti cruciali e delicati del
processo di apprendimento/insegnamento su cui il sondaggio, forse anche per
suoi limiti e lacune, non fornisce risposte univoche ma apre comunque prospettive
meritevoli di ulteriori approfondimenti.
D. Il plurilinguismo a scuola. Una questione
molto più chiaramente definita dai risultati è quella del plurilinguismo,
ossia, nei termini utilizzati dal sondaggio, le convinzioni circa il valore
dello studio di più lingue. Come si è già rilevato, la
grande maggioranza degli studenti, sia nei licei che negli ITP, e sia pure con
differenze importanti tra i due tipi di scuola, è per il
carattere negativo o tutt’al più “neutrale” di questo studio. Si tratta di
convinzioni di cui occorre certamente tenere conto perché possono condizionare
gli sforzi che molti insegnanti stanno compiendo per
orientarsi verso una didattica plurilingue e, in misura minore ma importante,
verso un’educazione linguistica trasversale al curricolo.
E. Differenze tra licei e ITP. Sono stati già
sottolineati in numerose occasioni gli scarti rilevati tra i due tipi di
scuole. Ricordiamo in particolare i seguenti aspetti:
·
i ruoli dell’insegnante più scelti dagli
studenti liceali rispetto agli studenti ITP sono l’insegnamento di
grammatica, vocabolario e pronuncia, il correggere gli errori, il fornire un
buon modello della lingua straniera e lo stimolare gli studenti ad usare la
lingua stessa – tutti aspetti che potremmo definire come relativamente
più centrati sui contenuti disciplinari e sul loro utilizzo. Negli ITP le
scelte riguardano invece il decidere materiali e attività, l’insegnare un
metodo di studio, e l’aiutare gli studenti a risolvere problemi – ossia aspetti
che potremmo definire, almeno in parte, come relativamente più centrati
sui processi di apprendimento;
·
analogamente, i ruoli dello studente più
scelti dagli studenti liceali rispetto agli studenti ITP sono il fare
molta pratica con le strutture, i vocaboli e la pronuncia e il cercare di usare
la lingua il più possibile. Gli studenti ITP scelgono ruoli in un certo senso
più “tradizionali”: lo studiare con impegno, il prestare attenzione in classe e
il seguire le indicazioni degli insegnanti;
·
significativo, come si è visto, è anche il divario
rispetto al valore dello studio di più lingue: la convinzione che si tratti di
un ostacolo è molto più forte negli ITP (e, specularmente, è più debole la
convinzione contraria che si tratti di un aiuto);
·
gli studenti liceali sembrano un po’ più “propensi
al rischio”, nel senso di ritenere che si debba usare subito la lingua anche
facendo errori ed esponendosi a fallimenti, mentre gli studenti ITP sembrano
più “cauti”, nel senso di dare più importanza alla costruzione preliminare di
una buona base di grammatica, vocabolario e pronuncia;
·
un dato sorprendente e in parte contraddittorio è
relativo alla correzione degli errori: la responsabilità esclusiva
dell’insegnante è più sentita dagli studenti ITP, che però (nella prima e nella
quarta classe) scelgono anche in misura maggiore la semplice segnalazione degli
errori allo studente.
Conclusione
Questo sondaggio,
pur nei suoi evidenti limiti già evidenziati, ha permesso, innanzitutto agli
insegnanti partecipanti ma anche ad un “pubblico” più allargato, di confrontare
impressioni e intuizioni con alcuni dati “raccolti sul campo”, trovandovi
spesso conferme ma anche, come si è visto, elementi sorprendenti e in qualche
caso intriganti, che certamente meriterebbero ulteriori approfondimenti.
Soprattutto, però, la sua funzione è stata di offrire un’opportunità, agli
studenti, di far sentire per una volta la loro voce e, agli insegnanti, di
rendersi conto che, al di là e al di sotto delle intenzioni, delle decisioni e
delle azioni individuali e collettive esiste una dimensione nascosta ma che è
indispensabile esplorare e valutare, a maggior ragione nei momenti di
transizione e di cambiamento come sono quelli che stiamo vivendo.
Barcelos A.M., 2000, Understanding Teachers’ and Students’
Language Learning Beliefs in Experience: A Deweyan Approach, PhD
Dissertation,
Bernat E., Gvozdenko,
Cantoia M., 2007, Imparare: in che senso? Esplorare le concezioni dell’apprendimento, Carocci, Roma.
Consiglio d’Europa, 2002, Quadro
comune europeo di riferimento per le lingue: apprendimento, insegnamento,
valutazione,
Gabillon Z., 2005, “L2 Learner's Beliefs: An Overview”, Journal of Language and Learning,Vol. 3,
No. 2, pp. 233-260.
Huang
Z., 2006, “Learner Beliefs of Language Learning Revisited”, Sino-US English Teaching, Vol. 3, No.3
(Serial No.27), pp. 62-67.
Mariani L., 2008, “The challenge of plurilingual education: Promoting transfer across the language curriculum”, Perspectives, Vol. XXXV, No. 1, pp. 7-21,
Mariani L., 2010, “Attitudini e atteggiamenti nell’apprendimento linguistico”, Italiano LinguaDue, n. 1, pp. 253-270
Mariani L., (in stampa),
“Researching high
school students’ beliefs about language learning”, in A. Nava, L. Pedrazzini (eds.), Learning and teaching English: What the
research in English Applied Linguistics has to say, Polimetrica, Milano.
Mercer S., 2008,
“Learner Self-beliefs”, English Language
Teaching Journal, Vol. 62, No. 2, pp. 182-183.
Pérez-Tello S., Antonietti A., Liverta Sempio O., Marchetti A., 2005, Che cos’è l’apprendimento? Le concezioni degli studenti, Carocci, Roma.
Richards J., 1994,
"The Sources of Language Teachers' Instructional Decisions", Perspectives, a Journal of TESOL-Italy, Vol. XX, No.
2, pp. 5-22.
Wenden A., 1991, Learner Strategies for Learner Autonomy,
Prentice-Hall,
Appendice
Questo
sondaggio ha lo scopo di indagare quello che studenti e insegnanti pensano
riguardo all’apprendimento delle lingue straniere a scuola. Tieni presente che
non ci sono risposte giuste o sbagliate, solo opinioni personali. Rispondi
perciò nel modo più libero e sincero possibile. Scegli una sola risposta ad ognuna di queste domande, cerchiando la
lettera corrispondente. (Solo alle domande n. 3 e n. 4 devi scegliere un massimo di tre risposte.)
1. Pensi che per imparare bene una
lingua straniera si debba “essere portati”?
a.
Sì, è
indispensabile avere un’attitudine particolare
b.
Sì, chi ha
un’attitudine ottiene risultati migliori di chi non ce l’ha
c.
Sì, ma altri
fattori (per esempio, l’impegno o la motivazione) sono ugualmente importanti
d.
No, chiunque può
imparare bene una lingua straniera
2. Secondo te, chi è più responsabile di
un buon apprendimento, l’insegnante o lo studente?
a.
L’insegnante
b.
Entrambi, ma
soprattutto l’insegnante
c.
Entrambi nella
stessa misura
d.
Entrambi, ma
soprattutto lo studente
e.
Lo studente
3. Che ruolo dovrebbe avere
l’insegnante? (scegli un massimo di tre risposte)
a.
Decidere i
materiali e le attività che devono svolgere gli studenti
b.
Insegnare
grammatica, vocabolario e pronuncia
c.
Correggere gli
errori
d.
Valutare i
risultati degli studenti
e.
Fornire un buon
modello della lingua straniera
f.
Creare interesse
e favorire la partecipazione in classe
g.
Stimolare gli
studenti ad usare la lingua straniera il più possibile
h.
Insegnare un
metodo di studio
i.
Aiutare gli
studenti ad identificare e risolvere eventuali problemi
4. Che ruolo dovrebbe avere lo studente? (scegli un
massimo di tre risposte)
a.
Seguire
costantemente le indicazioni degli insegnanti
b.
Fare molta
pratica con le strutture, i vocaboli, la pronuncia
c.
Studiare con
regolarità e impegno
d.
Prestare
attenzione in classe
e.
Partecipare
attivamente alle lezioni
f.
Cercare di usare
la lingua straniera il più possibile
g.
Valutare i propri
risultati
h.
Sfruttare i
propri punti di forza e cercare di migliorare gli aspetti in cui si è più
deboli
i.
Diventare
consapevole delle proprie preferenze circa i modi di imparare, scoprendo così
man mano le strategie per sé più efficaci
5. Pensi che studiare più lingue
contemporaneamente aiuti oppure ostacoli l’apprendimento?
a.
Ostacola – ogni lingua
è diversa, ha le sue caratteristiche
b.
Non ha nessuna
influenza
c.
Aiuta – è più
facile per chi conosce una lingua impararne un’altra
6. Secondo te si impara meglio e più in
fretta una lingua straniera studiando da soli o con altri?
a.
Da soli
b.
A classe intera,
insieme all’insegnante
c.
In vari modi a
seconda dell’attività
d.
Con altri, ma a
coppie o piccolissimi gruppi
e.
In gruppo
7. Quando uno studente dovrebbe
cominciare ad usare attivamente la lingua che sta imparando?
a.
Solo dopo che si
è costruita una buona base di grammatica, di vocabolario e di pronuncia
b.
Il più presto
possibile, ma tenendo conto del livello a cui si è arrivati
c.
Subito, anche
correndo il rischio di fare errori e di non capire o farsi capire in tutte le
situazioni
8. Quando si fanno degli errori, che
cosa vuol dire?
a.
E’ una prova del
proprio fallimento
b.
Vuol dire che non
si è studiato abbastanza
c.
Vuol dire che si
ha bisogno di esercitarsi e di fare una revisione
d.
E’ naturale e
inevitabile fare errori mentre si sta imparando
9. Gli errori dovrebbero essere corretti
dall’insegnante?
a.
Sì, sempre e
subito, è sua responsabilità farlo
b.
Sì, ma in modo
diverso a seconda dei casi (per esempio, non interrompendo uno studente che sta
parlando)
c.
No, però
dovrebbero essere segnalati allo studente, in modo che possa porvi rimedio
d.
No, col tempo si
impara ad essere più corretti
10. Pensi che una persona possa capire
da sola se e quanto ha imparato?
a.
No, la
valutazione spetta solo all’insegnante
b.
No, quello che
conta sono i risultati delle verifiche e degli esami
c.
Sì, però per avere
una conferma bisogna confrontare il proprio giudizio con quello di altri
(dell’insegnante, dei compagni …)
d.
Sì, basta
riflettere sui propri risultati man mano che procede il lavoro
[1] “Molto spesso il grande nemico della verità non è la menzogna – intenzionale, studiata, e disonesta – ma il mito – ostinato, convincente e irrealistico.” Torna al testo
[2] Per un panoramica introduttiva sull’argomento, si vedano Cantoia 2007 e Pérez-Tello 2005; sul ruolo di convinzioni e atteggiamenti nell’apprendimento linguistico, Barcelos 2000, Bernat & Gvozdenko 2005, Gabillon 2005, Huang 2006, Mercer 2008. Torna al testo
[3] Questo sondaggio è parte di un più vasto progetto di
ricerca sulle convinzioni e gli atteggiamenti di studenti e insegnanti di
lingue straniere in istituti secondari di secondo grado del Nord Italia. Una
parte del sondaggio ha adottato un approccio qualitativo basato sul
completamento di definizioni/descrizioni e di metafore relative al
“sapere”, all’”imparare” e
all’”insegnare” una lingua straniera. Per
la discussione dei risultati di questa parte della ricerca si veda Mariani (in
stampa). Un’ulteriore raccolta di dati, ancora in fase di elaborazione, riguarda
il confronto tra le convinzioni espresse dagli studenti e quelle dei loro
insegnanti. Per una descrizione dettagliata dell’intero progetto, comprese le modalità e gli strumenti utilizzati
nelle fasi dell’elaborazione dei dati e della restituzione dei risultati agli
studenti si veda il sito dell’Autore
[4] Una caratteristica peculiare del sondaggio è che il questionario
utilizzato è stato proposto nella stessa
forma agli studenti e ai loro insegnanti, per facilitare il confronto e
ridurre al minimo le discrepanze di interpretazione. Ciò ha naturalmente
comportato l’utilizzo di un linguaggio meno “tecnico” possibile, e comunque
facilmente comprensibile anche dai “non addetti ai lavori”.
[5] Per la distinzione e le correlazioni tra attitudini e atteggiamenti si veda Mariani 2010. Torna al testo
[6] Si segnalano in particolare i materiali prodotti come risultato di progetti del Centro Europeo per le Lingue Moderne di Graz (Consiglio d’Europa) e reperibili all’indirizzo www.ecml.at . Esempi di attività didattiche e riferimenti bibliografici e di siti Internet anche in Mariani 2008. Torna al testo
[7] Del questionario riportato in Appendice sono stati prodotti adattamenti per le classi di italiano L2, da parte di un gruppo formato da insegnanti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado della scuola italiana, tedesca e ladina della Provincia di Bolzano. Il gruppo è coordinato da Claudia Rubatscher (Departimënt educazion y cultura ladina), Adriana Sartor (Deutsches Bildungsressort) e Maurizio Ganz (Dipartimento istruzione e formazione italiana). Per maggiori informazioni: adriana.sartor@schule.suedtirol.it Torna al testo
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