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Le proposte di questo sito

Che cos’è un portfolio e a che cosa serve?

Il Portfolio Europeo delle Lingue

Verso un portfolio di competenze e di processi

L’approccio pedagogico dietro l’idea di un portfolio

 

Le proposte di questo sito

Per esplorare le potenzialità di un portfolio, Tante Vie Per Imparare  propone:

- materiali di approfondimento metodologico:

- una serie di materiali di progettazione

- la presentazione di alcune iniziative editoriali

- bibliografie e collegamenti.

 

Che cos’è un portfolio e a che cosa serve?

La funzione del portfolio è sostanzialmente quella richiamata dal linguaggio comune. Pensiamo al portfolio di un fotografo, di una modella, di un giornalista: si tratta di una raccolta di testimonianze del proprio lavoro professionale, spesso dei migliori lavori prodotti, che viene continuamente aggiornata per dimostrare a chiunque le competenze raggiunte e quelle in via di sviluppo. In campo educativo il portfolio è usato da tempo in ambienti anglosassoni, e specialmente americani, sostanzialmente con due funzioni:

Il Portfolio Europeo delle Lingue

 Ricordiamo la struttura del Portfolio Europeo delle Lingue, promosso dal Consiglio d’Europa, che è stato ed è il progetto tramite il quale molti insegnanti si sono accostati per la prima volta all’idea stessa di portfolio. Il Portfolio Europeo, almeno nella sua formulazione originale, si articola in tre parti:

Verso un portfolio di competenze e di processi

Il Portfolio Europeo delle Lingue punta dunque sia a documentare le competenze raggiunte, sia a specificare le competenze in sviluppo e i traguardi che ci si può porre per il futuro. Ma è possibile estendere la funzione del portfolio in modo tale da farlo diventare anche uno strumento per documentare, insieme alle competenze, i processi personali di apprendimento. In altre parole, nel concetto stesso di portfolio, prima ancora che nelle sue formulazioni specifiche, si può ipotizzare la possibilità di utilizzare un simile strumento per raccogliere, sistematizzare e valutare le testimonianze personali del proprio percorso di apprendimento.

Noi oggi a scuola forniamo occasioni (sia pure molto diversificate, a seconda delle scuole, per quantità e qualità) agli studenti di esplicitare ciò che ho chiamato con il termine onnicomprensivo di “processi”: pensiamo a tante attività che vengono svolte nella fase cosiddetta di “accoglienza” o in certe “settimane di recupero”; pensiamo ai corsi o lezioni sul metodo di studio; pensiamo ai questionari sugli stili o le strategie di apprendimento; pensiamo alle schede di autovalutazione, che sono ormai sempre più spesso presenti nei nostri libri di testo; pensiamo anche ai tanti o pochi momenti informali in cui ci si ferma un attimo, si interrompe per un momento il vorticoso svolgimento delle lezioni e ci si prende qualche minuto per pensare a che cosa si è fatto e a come lo si è fatto. A scuola non mancano dunque le occasioni e i momenti in cui si mettono a fuoco i processi, i modi personali di imparare, i percorsi individuali. Però queste occasioni e questi momenti sono il più delle volte, appunto, occasionali, nel senso che non c’è un filo conduttore che dia un senso di continuità a questo lavoro, sia per lo studente che per l’insegnante.

Il concetto di portfolio  (e in particolare l’idea di una biografia di apprendimento e di un dossier) potrebbe essere utilizzato proprio come filo conduttore e anello di collegamento di tutti i momenti in cui a scuola si esplora l’evoluzione del proprio profilo dinamico personale.  I nostri studenti potrebbero così giovarsi di uno strumento semplice ma potente per raccogliere e documentare ciò che ognuno di loro scopre su se stesso e sul proprio apprendimento nel corso del tempo.

 

L’approccio pedagogico dietro l’idea di un portfolio

Al di là delle forme specifiche che può assumere un portfolio, è l’idea stessa di “portfolio” che va esaminata con cura, perché ha delle implicazioni molto forti per un approccio innovativo all’apprendimento, all'insegnamento e alla valutazione. Consideriamo i seguenti punti come prima sintesi di queste implicazioni:

                cioè riflettendo sulle esperienze fatte e cercando di dare loro un senso, di ri-costruirne il significato. (Si noti che per fare questo occorre che i compiti svolti producano effettivamente nuova esperienza, siano cioè abbastanza problematici da richiedere l’uso di strategie: altrimenti non ci sarebbe nessuna nuova esperienza e dunque non ci sarebbe nulla su cui riflettere, e nulla di nuovo da scoprire);

 

www.learningpaths.org          Luciano Mariani, Milano